Emerson Fittipaldi forse è l’ultimo dei romantici ma di sicuro Emerson Fittipaldi, oggi settantenne, è stato un fuoriclasse delle quattro ruote: si è fregiato del titolo di campione del mondo di Formula 1 per due volte (1972 con la Lotus, 1974 con la McLaren) prima di trasferirsi in America e conquistare il campionato Cart e, in due occasioni (1989 e 1993), la mitica 500 miglia di Indianapolis.
La carriera di Fittipaldi è una giostra circense, un saliscendi di emozioni e di scelte non sempre felici ma perseguite con tenacia e determinazione fino in fondo. Pilota coraggioso e appassionato, talento precocissimo con una straordinaria pulizia nella guida in pista. Legatissimo alla sua terra di origine, quel Brasile che porterà alla ribalta altri grandi campioni dell’automobilismo mondiale di cui Emerson è fiero precursore.
Un Brasile tormentato dalle dittature militari che attraverseranno gli anni Settanta e Ottanta, lasciando scie di contrasti e delusioni sociali molto forti favorendo la creazione di nuovi miti.
Emerson sarà appunto uno di questi per il popolo brasiliano, un eroe in cui identificarsi per sognare ed immaginare un mondo diverso in cui l’eroe permette di sfuggire alla dura realtà quotidiana.